Nella primavera del 1960 ha partecipato al suo primo sit-in a cui ne seguirono molti altri. Per il suo impegno per i diritti civili venne insultata, minacciata, malmenata, arrestata e sottoposta a esami psichiatrici per capire cosa c’era che non andasse in lei che stava dalla parte della gente nera.
Disconosciuta dalla sua famiglia di origine, trovò casa nel movimento per i diritti civili. Nell’estate del 1961 si unì ai Freedom Riders, attivisti che per far rispettare la legge che vietava la segregazione sugli autobus, attraversavano in pullman tutti gli stati del sud.
In Mississippi vennero fermati, duramente malmenati da appartenenti al Ku Klux Klan armati di mazze e tubi di ferro e poi arrestati dalla polizia locale. Condotti in carcere furono sottoposti a trattamenti profondamente umilianti. Le donne furono denudate e costrette a subire invasivi e inutili esami vaginali. Vennero poi detenuti per due mesi, in condizioni inumane, nelle celle del braccio della morte.
Uscita dal carcere, Joan Trumpauer è stata la prima studentessa bianca a iscriversi al Tougaloo College. Quando era all’università ha partecipato alla protesta in un ristorante bianco che non voleva accettare persone nere, è stata insultata e trascinata fuori per i capelli.
Ha contribuito a organizzare la celebre Marcia su Washington del 28 agosto 1963 a sostegno dei diritti civili e economici delle persone afroamericane. Fu in quell’occasione che Martin Luther King pronunciò il suo storico discorso I have a dream, sostenendo l’armonia razziale.
Nel settembre dello stesso anno, a Birmingham in Alabama, avvenne la Strage della Chiesa Battista della Sedicesima Strada. Il Ku Klux Klan vi fece esplodere una bomba che uccise quattro bambine dagli 11 ai 14 anni e ne ferì 22. Joan Trumpauer ha conservato per anni un pezzo di vetro raccolto dall’esplosione delle vetrate di quella chiesa, per non dimenticare.
Dopo aver condotto una campagna per permettere alle persone afroamericane di iscriversi alle liste elettorali, ha contribuito all’approvazione del Voting Rights Act, nel 1965.
The Joan Trumpauer Mulholland Foundation, che le è stata dedicata, è nata per educare le giovani generazioni a diventare attiviste nella lotta per i diritti civili.
Loki Mulholland, suo figlio, uno dei cinque che ha avuto, ha prodotto il pluripremiato documentario, An Ordinary Hero: The True Story of Joan Trumpauer Mulholland, del 2013.
Questa fantastica donna, alla sua veneranda età, continua a portarlo in giro in scuole, biblioteche, campus, enti e incontrare giovani di tutti gli Stati Uniti, perché la lotta per i diritti umani non cada nel dimenticatoio, perché ancora c’è da alzarsi in piedi e intraprendere la propria personale battaglia contro le ingiustizie e discriminazioni.
Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per il suo attivismo. Nel 2014, il suo coraggio è stato ricordato dal presidente Barack Obama. Nel 2015 ha vinto il National Civil Rights Museum Freedom Award.
Più di recente ha ricevuto il premio I Am a Man 2018 in occasione del 50° anniversario dell’assassinio di M.L. King.
Una storia straordinaria quella di Joan Trumpauer Mulholland che non si è arresa e ha perseguito nella sua lotta per tutta la sua bellissima esistenza.
#unadonnalgiorno